[b]Maria Stella Gelmini[/b], giovane e beneducata ministro all’Istruzione glissa con imbarazzo sulla questione delle [b]impronte digitali da rilevare ai Rom bambini[/b], affermando che in questo modo si tutelano i diritti dell’infanzia (e il primo che le sta a cuore si immagina sia quello all’istruzione). Sentirla fa pena e rabbia insieme, a chi sul territorio (si, quel famoso territorio che solo la Lega e dintorni saprebbero conoscere e rappresentare) tutti i giorni lavora con i bambini, per tutelare i loro sentimenti – e quelli di chi vive intorno a loro - , che sono l’unica base su cui si può sperare vengano riconosciuti e tutelati anche i loro diritti. Parlo delle maestre di periferia, degli operatori sociali, degli amministratori locali: a tutti loro appare chiaro che per tutelare i diritti occorrono risorse. Se davvero si vuole operare in favore dell’integrazione, ne occorrono tante, e subito. Sia che si voglia investirle nel modo che noi a Rho sperimentiamo valido, cioè con i tempi lunghi che occorrono per mantenere i ragazzini nel loro contesto, ma accompagnandoli fuori dalla loro cultura di riferimento che – va detto con chiarezza – di suo non condivide le regole della nostra, a partire dagli articoli costituzionali che legano i diritti di cittadinanza al valore etico del lavoro. Sia che si preferisca spenderle nel modo traumatico che sembra sottostare alle ipotesi caritatevoli di Maroni e Gelmini: separando i bambini dalle famiglie e rieducandoli in comunità. Anzi, il costo della seconda ipotesi - su cui volutamente non esprimiamo i pur intuibili giudizi di merito, e che certamente può e deve essere solo una soluzione circoscritta e d’emergenza - è di gran lunga superiore alla prima: un minore in comunità alloggio costa non meno di 100 euro al giorno, a carico del Comune che segue la vicenda di separazione dalla famiglia di origine. Tanto per dare l’idea, vuol dire che 10-bambini-10 in comunità per un anno (quanti sono quelli che andrebbero “rieducati”, e quanto durerà il loro processo di “rieducazione”?) costano 365.000 euro. Non credo occorra aggiungere altro, per valutare la credibilità di chi sostiene che la schedatura è il primo requisito di politiche di tutela e integrazione dei bambini Rom. Se non che [b]l’Italia è il Paese che in Europa ha investito meno in queste politiche[/b]: e il disastro attuale lo dimostra. E che al nord in particolare lo slogan “Neanche un euro padano per i Rom” paga ad ogni tornata elettorale e lascia che i fenomeni degenerino, ulteriormente alimentando il consenso della paura. Maroni e Gelmini continuino sulla loro linea: è quella che regala e che sostiene le poltrone su cui siedono: ma [b]non credano di far fesso chi il territorio lo conosce e lo vive davvero[/b]. E, per favore, provino a pensarci anche i cittadini di buon senso che pure li hanno votati.

Eccezionale: adesso che "assumere le impronte ai bambini rom serve all'Italia per garantire loro scuola e istruzione" e che la schedatura esprime "la volontà positiva di rendere più integrati questi cittadini europei" lo dice con la più olimpica delle facce toste il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi al Presidente della Commissione europea José Barroso. E Bossi rinforza: "Non sarebbe così drammatico se tutti i padani facessero schedare i loro figli". E la Maria Gelmini, Stella di tutti i grembiulini d'Italia, annuncia che a settembre partirà un piano di scolarizzazione per i giovani rom che prevede ore supplementari di lingua italiana.
Pare che l'assessore Giovanatti abbia già commissionato inchiostro, tamponi e grembiulini per tutti. Le mamme rhodensi sono avvertite. Si prevede un'impennata negli acquisti di candeggina Ace (si raccomanda: quella Gentile).
Non è mia, ma sta circolando e la trovo particolarmente azzeccata:
Brunetta: "Dalle mie nuove norme i bravi non hanno niente da temere". Giusto: visto che per don Rodrigo avete già approvato il Lodo Alfano...!
Adele
Questo modo di fare del Centro Destra lascia veramente sconcertati e sconfortati. Esprimono programmi/pareri/opinioni – specialmente il loro Gran Capo – esclusivamente sulla base dell’interlocutore/elettorato che hanno di fronte, con un chiaro intento demagogico, a cui si aggiunge il disegno antidemocratico di creare una cortina di fumo e melassa, che rende difficile ogni giudizio e valutazione sul loro operato.
La questione delle impronte ai bambini Rom ne è l’ulteriore prova. Dopo l’uscita di Maroni delle impronte per soddisfare l’elettorato leghista (e non solo quello purtroppo). Appena si sono alzate voci critiche da Chiesa e UE, Maroni e Berlusconi hanno precisato che le impronte sono state introdotte per tutelare la sicurezza dei bambini Rom e farli andare a scuola. Fosse così facile sarebbe bellissimo. Purtroppo nessun bambino sarà sottratto all’accattonaggio perché lo si identifica, né tantomeno andrà a scuola. Per evitare accattonaggio e promuovere l’istruzione tra i bambini Rom ci vogliono programmi precisi e risorse, tante risorse economiche e umane, come ha giustamente detto Paola. Al momento, da quanto si sa, non è previsto niente di tutto questo nel documento di programmazione finanziaria a cui sta lavorando Tremonti, né per i Comuni – quelli che fino adesso si sono presi in carico la questione (vero Paola?) – né per il ministero dell’Istruzione né per quello del Welfare.
Quindi? Tutte balle, un balletto di affermazioni vuote per prendere in giro gli Italiani, un tragico teatrino irresponsabile, nascosto nel gossip estivo.
Un’ultima questione sullo sfondo delle impronte ai bambini Rom, forse troppo sullo sfondo. Cito Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese “Oltre la metà dei rom residenti in Italia sono cittadini a tutti gli effetti: si prevedono leggi speciali nei loro confronti? La sola idea, così sciagurata nella storia italiana ed europea della schedatura etnica, suscita sconcerto. E poi, si procederà con altre categorie “a rischio”? Stiamo seminando una pianta cattiva che può produrre frutti avvelenati».
Bisogna ammettere che Bossi è un giusto: ha detto che per evitare schedature, le impronte si prenderanno anche ai figli dei padani? Dunque, niente discriminazioni.
9000 pollicini tra i 3 e i 17 anni da inchiostrare al primo squillo di campanella,nelle scuole di Rho il prossimo settembre. Come dice il capo Berlusca, la legge è uguale per tutti.
Giovanatti ha già fatto ordinare 8936 tamponi d'inchistro verde e 64 di inchiostro nero.
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