A Sua Eccellenza
Il Prefetto di MILANO
Dott. Gian Valerio Lombardi
Oggetto: richiesta di colloquio circa il raduno di Cuore Nero a Rho in data 13-14 giugno 2008da parte dei Consiglieri Comunali Giuseppe Scarfone e Domenico Maggio in seno al Comitato rhodense antifascista permanente, a presidio della Costituzione democratica
Lo scorso 13 e 14 giugno, senza alcun preavviso alla popolazione e verosimilmente senza autorizzazione di sorta, si è tenuto a Rho, in una proprietà privata identificata (l’area situata in adiacenza a via Molino Prepositurale 150, di Sinopoli e Borghetti), il raduno nazionale di Cuore Nero, che ha calamitato centinaia di militanti della formazione, nota per la sua appartenenza alla galassia di una destra estrema e apertamente evocativa del nazifascismo.
Un volantino preventivo affisso in zona da parte della medesima [all.1] spiegava la scelta di Rho come ripiego a seguito del divieto di analoga manifestazione in territorio di Milano, a causa della “manifesta incapacità dei vertici della Questura a gestire l’ordine pubblico”. L’allarme e la preoccupazione dei residenti in proposito sono stati immediati, generando chiamate alla Polizia Locale e alle Forze dell’Ordine le quali davano risposte evasive e generiche (anche perché impegnate contemporaneamente a presidiare in centro la manifestazione musicale “Rho alive” organizzata dall’Amministrazione), mentre il Sindaco si diceva ignaro di quanto successo nella notte ed in corso, ancora nella mattinata del 14 giugno.
I militanti di Cuore Nero pertanto, indisturbati per 2 giorni, hanno potuto issare bandiere e striscioni con croci celtiche e insegne della Repubblica di Salò, lanciare slogan violenti, insultare apertamente Questore e Prefetto di Milano, esaltare Mussolini e il Fascismo, produrre musica ad altissimo volume, consumare a pagamento vettovaglie e bevande in loco, espletare le proprie funzioni fisiche in assenza di qualunque servizio igienico dedicato.
Inutile descrivere lo smarrimento e la preoccupazione dei residenti, che si sono sentiti non solo offesi nelle comuni convinzioni democratiche tutelate dalla Costituzione, ma anche minacciati nella sicurezza quotidiana da una manifestazione fuori controllo, da parte di una massa di sconosciuti (non cittadini di Rho) con atteggiamenti intimidatori, senza poter contare su nessuna rassicurazione né intervento da parte di alcuna delle autorità e forze dell’ordine locali. Immediata la raccolta di firme con cui 35 residenti hanno inviato una protesta al Sindaco [all. 2] e il documento sottoscritto dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – sez. di Rho insieme ad altri soggetti, inviato a Sindaco e stampa [all.3]
La risposta del Sindaco Roberto Zucchetti, affidata al comunicato stampa del 18 giugno [all.4] anziché sedare le preoccupazioni dei cittadini, le ha acuite, soprattutto nei passaggi in cui il Primo Cittadino afferma che La riunione è stata costantemente seguita dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri: sono certo che i pubblici ufficiali presenti avrebbero prontamente sporto l'obbligatoria denuncia per ogni violazione
della legge. Non mi risulta che ciò sia avvenuto.E aggiunge che L'incontro che si è tenuto a Rho non richiedeva alcuna autorizzazione, perché tenuto in luogo privato: il Comune non è stato perciò nemmeno interpellato.
Né sono valse a fare maggiore chiarezza le affermazioni del Sindaco nella seduta di Consiglio Comunale del 15 luglio u.s., in risposta alla richiesta di gruppi consiliari fattisi portavoce dei cittadini di via Molino Prepositurale, con cui ha sostenuto che la DIGOS ha discretamente vigilato durante l’episodio, mentre la Polizia Locale, a posteriori, ha provveduto a diffidare il proprietario dell’area utilizzata per il raduno: ammissioni implicite della pericolosità del raduno (altrimenti perché vigilarlo tramite uomini delle Forze dell’Ordine?) e della sua irregolarità (altrimenti perché diffidare il privato proprietario dell’area?).
A maggior ragione stridono pertanto le affermazioni del Sindaco sull’innocuità e l’assenza di responsabilità del Comune su un evento “privato” (ma è un insulto all’intelligenza dei cittadini classificare come tale il raduno di centinaia di individui non certo invitati in abito da festa a una privata festa di nozze), e risalta il fatto che del rischio connesso c’era diffusa avvertenza: ciò nonostante nessuno ha provveduto a evitarlo a priori, fingendo anzi con i cittadini di ignorarne lo svolgimento (anzi, di non essere neanche tenuto a informarsene). Ulteriormente irritante suona la nota del Sindaco quando sostiene che Fino a quando l'associazione Cuore Nero non verrà riconosciuta colpevole e quindi obbligata a sciogliersi, sempre in base alla Costituzione,
ha il diritto di riunirsi e di esprimere le proprie opinioni, poiché questa è la libertà che i padri costituzionali ci hanno lasciato. Nel Comune di Rho infatti, con il plauso del Sindaco, e a suo dire nel momento in cui il Prefetto ha deciso finalmente di dare un input in precedenza negato, è stata recentemente sgomberata una proprietà privata in via San Martino in cui da anni svolgeva attività aperta al pubblico – e non autorizzata – il gruppo SOS Fornace. Tutti i cittadini sono testimoni che le attività e le manifestazioni di tale gruppo, rese note con anticipo e ampiamente pubblicizzate, sono state sempre accompagnate da uno spiegamento di forze dell’ordine - spesso in assetto antisommossa che appariva sproporzionato persino al più prudente degli osservatori
-. Ciò dimostra che l’attenzione e le direttive volte a tutela della sicurezza rispetto all’attività di gruppi segnalati non solo a Milano ma anche nell’hinterland sono ben efficienti e strutturate. Doppiamente sorprende pertanto l’inazione rispetto all’iniziativa di Cuore Nero.
All’autorevolezza del Prefetto e alla trasparenza delle Istituzioni si rivolgono pertanto i Consiglieri Comunali di Rho Giuseppe Scarfone e Domenico Maggio, membri del“Comitato rhodense antifascista permanente, a presidio della Costituzione democratica”, omologo di quello attivo a Milano e in molte altre città d’Italia, allo scopo di avere un incontro chiarificatore e rassicurante nei confronti dei cittadini, sulla situazione sopra esposta in dettaglio.
In particolare, si vogliono conoscere le procedure che i cittadini possono e devono attivare per essere tempestivamente messi al riparo da episodi così evidentemente contrari ai
loro diritti: quello alla sicurezza, e ancor prima alla tutela dei valori democratici che la Costituzione pone a fondamento della convivenza, scongiurando ogni appello a ideologie prevaricatrici e totalitarie.
Ciò che è avvenuto è stato vissuto infatti come un’offesa alla città di Rho, che ha pagato con fucilazioni, deportazioni e torture un duro contributo per la libertà da quel regime che gruppi del genere esaltano, oltre che come un preoccupante vuoto di responsabilità che ha esposto la cittadinanza a problemi reali e pesanti, di ordine pubblico. Gli stessi problemi per i quali la Questura di Milano ha vietato che tale raduno si tenesse nel capoluogo lombardo.
Quello che è certo, infatti, e che ha motivato la costituzione del Comitato Rhodense medesimo, è che MAI PIU’ la cittadinanza di Rho è disposta a tollerare il ripetersi di esibizioni come quella cui si è dovuto assistere il 13-14 giugno ad opera di Cuore Nero.
In attesa di una convocazione presso l’Eccellenza Vostra, fiduciosi di poter ricevere le richieste rassicurazioni, il Comitato porge un rispettoso saluto.
Rho, 21 luglio 2008