I democratici, la scuola e le nostre proposte

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Marco Zamboni
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I democratici, la scuola e le nostre proposte

Ciao a tutti,

qui trovate l'editoriale del Corriere di oggi sulla scuola:
http://www.corriere.it/editoriali/08_settembre_28/editoriale_riformismo_....
Penso che noi democratici dovremmo avere il coraggio di confrontarci pragmaticamente anche con opinioni del genere.

Tralasciando le posizioni assunte contro il sindacato (che non condivido), ad esempio penso che dovremmo accettare la sfida di riformare la scuola, fare nuove proposte e lanciare nuove idee. La scuola che ci propone la Gelmini non piace neanche a me, però è giunta l'ora di chiederci perchè i nostri ragazzi sono meno preparati rispetto a quelli degli altri Paesi. Cosa non funziona nel sistema scolastico?

Ad esempio io penso che accanto al problema del quanto si spende, bisognerebbe anche affrontare il problema del come si spende. Ci dicono che le risorse vengono spese principalmente per pagare gli stipendi (bassi) dei docenti. E allora perchè la qualità didattica e i risultati comparati (troppo spesso) sono insoddisfacenti? (forse mi sbaglio) ma perchè non esiste (ancora) un meccanismo di aggiornamento/formazione continua anche per chi insegna?
La globalizzazione, l'innovazione e il progresso tecnologico oggi ci impongono di stare al passo con i tempi. Prendete il dato delle iscrizioni alle università. Vi siete mai domandati perchè in Italia abbiamo così pochi iscritti a matematica, fisica, biologia, informatica... Forse - e dico forse - è anche perchè non riusciamo sia in generale (come sistema Paese) sia dentro la scuola (attraverso i docenti) a stimolare la curiosità e l'attenzione degli studenti verso queste discipline (che sono anche quelle con il maggiore tasso di cambiamento e innovazione).

Dal mio punto di vista un altro grave problema è la mancanza di continuità didattica. Mi riferisco alla permanenza dei professori all'interno delle classi durante tutto il ciclo degli studi. Qualcuno mi deve ancora spiegare perchè quando ho frequentato il liceo Majorana sono riuscito a cambiare 7 professori di matematica in 5 anni... Abbiamo un modo per contrastare tale prassi diffusa? Lo vogliamo dire?

Se vogliamo essere un partito nuovo e modernizzare il nostro Paese non basta opporci semplicemente ai provvedimenti di questo governo, ma - come ricordava Pietro qualche settimana fa in una mail - proporre alternative, indicare strade migliori per risolvere i problemi/rispondere ai bisogni delle persone (in primis degli studenti, ma anche delle famiglie e degli insegnanti).

E quali sono le nostre alternative? Ne abbiamo altre da proporre?

Cari saluti,

Marco Zamboni

Marco Zamboni
Ritratto di Marco Zamboni
Una risposta a Silvia Minardi

Cara Silvia Minardi, cari tutti,

mi chiamo Marco Zamboni e sono iscritto al PD di Rho. Ho letto la sua replica all’editoriale di lunedì di Ernesto Galli Della Loggia (http://www.corriere.it/editoriali/08_ottobre_13/dellaloggia_a7aef2b8-98e...).

Vorrei intervenire anch’io, proponendole qualche riflessione per: 1) Contribuire, nel mio piccolo, a migliorare l’informazione che alimenta il dibattito pubblico; 2) Smontare qualche granitica certezza sull’istruzione che circola ahimè anche dentro al
nostro partito; 3) Sollevare qualche lecito dubbio sul tipo di opposizione che stiamo mettendo in campo.

Prima di entrare nel merito dell’argomento mi permetta di dire una cosa. Secondo me questo tema rappresenta un banco di prova fondamentale per chi pensa che il compito
principale dello Stato sia quello di mettere tutti i cittadini nelle stesse condizioni di partenza, cercando di attenuare quanto più possibile le differenze di provenienza di ciascuno.

Su questa materia – così importante e di vitale importanza per il futuro del nostro Paese – si misura la capacità del nostro partito di fare un’opposizione seria al Governo Berlusconi e di presentare un’alternativa al Paese per ritornare il più presto possibile (speriamo) maggioranza.

Per questo ritengo che i comportamenti che adotteremo nei confronti di questa politica (anche alla luce della prossima manifestazione nazionale) segneranno il nostro modo di fare l’opposizione. Vogliamo ripetere per altri 5 anni le parole d’ordine: “NO PERCHE’ NO”; oppure vogliamo presentare linee di azione politica alternative (basate quanto più
possibile su un’analisi seria e precisa della gravità della situazione e conseguentemente sull’individuazione delle corrette soluzioni)?

Voglio sgombrare il campo da ogni dubbio: il decreto Gelmini (o Tremonti che dir si voglia) a me non piace neanche un po’! E’ approssimativo, colpisce indistintamente nel mucchio e – qui sono d’accordo con lei – è solo una politica di tagli che non può servire a garantire la qualità della scuola.

Tuttavia ciò che non mi piace è trascurare l’esistenza del “problema scuola”, o per essere più precisi non proporre alternative concrete ed efficaci per migliorare i risultati scolastici dei nostri studenti (infatti da un punto di vista internazionale sono molto insoddisfacenti, come testimoniano le indigini PISA-OCSE sui ragazzi di 15 anni).

Entro nel merito, facendo riferimento al rapporto che l’OCSE ha confezionato nel 2007 (per una sintesi http://www.oecd.org/dataoecd/22/1/39317141.pdf). Nell’ultimo
periodo un po’ tutti indistintamente – maggioranza e opposizione – ne hanno parlato. Il problema è il come. E qui ha pienamente ragione Galli Della Loggia, quando dice: “Ormai da tempo in Italia, nel dibattito tra maggioranza e minoranza, e di conseguenza nel discorso pubblico, la realtà, i dati, non riescono ad avere alcun peso, dal momento che su di essi sembra lecito dire tutto e il contrario di tutto. Nulla è vero e nulla è falso, contano solo le opinioni e i fatti meno di zero”.

Come sostiene lei - giustamente - l’Italia ha una spesa pubblica in istruzione (primaria e secondaria) in rapporto al PIL inferiore alla media dei Paesi OCSE. Questo dato è vero, tuttavia per essere correttamente interpretato bisogna confrontarlo rispetto alla popolazione scolastica (cioè il numero di studenti delle scuole primarie e secondarie). Infatti se andiamo a considerare l’indicatore “spesa pubblica in istruzione rispetto a ciascun studente” scopriamo che l’Italia spende più della media di altri Paesi ($7.390 per ciascun studente della scuola primaria e $7.843 per ciascun studente della scuola secondaria, comparato rispettivamente a $5.832 e $7.276 nella
media OCSE).

Tuttavia a fronte di questo investimento il risultato in termini di competenze degli studenti in lettura, matematica e scienze è molto inferiore alla media degli altri Paesi OCSE, nonostante le condizioni favorevoli in termini di:
a) Maggior numero di ore annuali negli insegnamenti di lettura, matematica e scienze;
b) Dimensione inferiore delle classi rispetto alla media degli altri Paesi (in Italia
la media è di 18.3 studenti per classe nella scuola primaria e 20.9 studenti nella secondaria inferiore, rispetto a 21.5 e 24.1 dei Paesi OCSE);
c) Rapporto studenti/docenti inferiore rispetto alla media dei Paesi OCSE (in Italia nella scuola primaria il rapporto studenti/docenti è di 10.6 studenti, mentre nella scuola secondaria inferiore è di 10,7. La media dei Paesi OCSE è rispettivamente di 16.7
studenti e 13.4 studenti).

Cosa ci dicono questi dati? Principalmente una cosa: che non bastano solo i soldi (tanti o pochi che siano) per ottenere risultati soddisfacenti… Quello di cui abbiamo bisogno è un’istruzione di maggiore qualità, che a fronte degli sforzi fatti dai
contribuenti riesca a produrre un valore pubblico, in termini di preparazione e competenza individuale per i nostri studenti, i cittadini del domani…

Come sappiamo l’istruzione è un servizio labour intensive (cioè ad alta intensità di lavoro, dove la componente del costo del lavoro, gli stipendi dei professori appunto, rappresentano la parte principale dell’investimento), perciò qualsiasi tentativo di
riforma dovrebbe porsi il problema di come fare per aumentare la produttività del lavoro dei docenti.

Vengo alle conclusioni. Più che dare delle risposte, vorrei sollevare alcune domande a tutti coloro che leggono questa mail e attorno a cui ragionare insieme:
- Condividete anche voi le preoccupazioni per lo stato attuale della preparazione dei
nostri studenti?
- Ritenete che sia necessario fare qualcosa, oppure lasciare le cose come stanno?
- Cosa vuole fare il PD per risolvere il problema?
- Qual è la nostra idea di scuola?

La ringrazio per l’attenzione. Cordiali saluti,

Marco Zamboni

Paola Pessina
Ritratto di Paola Pessina
Silvia Minardi continua il dialogo sulla pseudo-riforma Gelmini

Copio-incollo il messaggio di Silvia (docente di inglese e presidente di LEND/Lingua E Nuova Didattica)... perciò una che di scuola e di Europa ne sa e ne patisce:
"È sempre interessante vedere come un tuo contributo possa servire ad altri(oltre che a me) per approfondire questioni che, invece, continuano ad essere affrontate con superficialità dai mezzi di comunicazione e da molti.
Sono convinta che la scuola abbia bisogno di una riforma importante perché incapace di affrontare i tanti mali di cui soffre, primo fra tutti il numero ancora elevato delle persone che non riescono a terminare il loro percorso di studi.
Detto questo, però, non possiamo definire i provvedimenti Gelmini una riforma della
scuola. Non lo sono. Sono piuttosto i tagli decisi dal Ministro dell'Economia a determinare le non scelte del ministro dell'Istruzione. Questo è il problema: come pensare di affrontare i mali di cui soffre il sistema scuola tagliando tutte le voci del bilancio Istruzione Pubblica in Italia? E ancora, come è possibile fare una riforma
della scuola schierandosi apertamente contro gli insegnanti? E soprattutto a chi giova
demolire ulteriormente l’immagine della scuola e dei docenti di questo paese?
Non ho una risposta precisa, solo alcune idee che ho buttato giù per rispondere all'’insolenza di Ernesto Galli della Loggia. Sono davvero stanca di sentirmi dire che protesto senza sapere perché o addirittura senza leggere il testo dei provvedimenti del
Ministro.
A disposizione se vogliamo parlarne insieme"

>silvia

Pol
Ritratto di Pol
scuola: educazione, prima della formazione

Mi sembra importante ricordare che la scuola ha anche un ruolo educativo, di formazione del carattere ed ai principi alla base della convivenza sociale.

Potremmo invitare Franceschini e qualche studioso di rilievo su questi temi a un incontro di zona sul tema 'educazione e partecipazione civica' o qualcosa del genere, specificatamente rivolto ai docenti delle medie superiori della nostra zona?

---P

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