Sulle classi differenziali per ragazzi stranieri di recente ingresso in Italia si accende la polemica: come per le impronte ai piccoli rom, a forte tasso di ideologia e scarso senso pratico.
Se invece di polemizzare tra gli schieramenti (anche noi PD: sempre pronti a dar spago alle parole d’ordine altrui!…) si facesse aprir bocca a un insegnante, il bluff si sgonfierebbe al volo. E si cercherebbero soluzioni sensate.
Domandina facile facile: quando tu mandi tuo figlio 20 giorni in Inghilterra a imparare l’inglese, vuoi che lo mettano in una classe di italiani? NOOO! Sennò, anche il più bravo dei teachers ci mette il triplo del tempo a insegnargli “open that window, please”. Dunque, se si vuole che ragazzi stranieri imparino in fretta l’italiano (ma è questo che si vuole? …o si vuole togliere dalle nostre scuole quello che avvertiamo come un impiccio?), la cosa più controproducente da fare è separarli da un contesto di coetanei italiani.
Qualunque insegnante sa che ogni lingua si impara davvero solo quando ATTORNO a te TUTTI la parlano CON te… e tu sei costretto a entrare nel gioco. Insomma, i migliori facilitatori linguistici per chi l’italiano non lo parla (ancora) sono i compagni di classe che lo parlano (già).
E le scuole italiane si sono già inventate per conto loro cento maniere per portarsi dietro chi non parla (ancora) italiano senza penalizzare chi lo parla (già...) (problema che è reale e non va affatto liquidato con superficialità): sempre che abbiano risorse economiche e umane per poterlo fare come si deve, lo fanno tutti i giorni. Chiedono di non essere lasciate sole, in questo.
Siamo sempre lì: a chi insegna in Italia – campione mondiale di fai-da-te, vista la pochezza di risorse e strutture di cui la scuola pubblica in media dispone - il governo (ogni governo) ha ben poco da insegnare. Gli si chiede piuttosto la saggezza di ascoltare chi lavora tra i banchi a fabbricare cittadini (lavoro duro e non facilmente improvvisabile da ministre con l’occhialino rampante), e l’impegno a supportarne la professionalità. Difficile comunque che questo si possa fare tagliando 8 miliardi di euro alla scuola. I miracoli non li fanno nemmeno i Premier che dormono 3 ore a notte (e fanno l'amore per altre 3).